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In Italia,nel corso del 2014,è aumentata la produzione dei cereali.

Buone nuove sul fronte della produzione di cereali europea,ed italiana. Nel corso del 2014 le stime pubblicate dalle organizzazioni agricole e cooperative dell’Unione europea (Copa e Cogeca),hanno mostrato che la produzione comunitaria é in crescita del 2,3% rispetto ai livelli dello scorso anno.Il raccolto comunitario di cereali,riso escluso,dovrebbe situarsi a 304,1 milioni di tonnellate – é stato di 297,4 nel 2013 – dato che appare in contrasto con il resto del mondo. Positive le stime anche per l’Italia,che globalmente vede,nel complesso,crescere la propria produzione a 15,94 milioni di tonnellate,rispetto ai 15,70 milioni del 2013.A tale dato va aggiunta la produzione di riso che si mantiene ai livelli dello scorso anno. In base alle stime di Copa e Cogeca,in particolare,si è registrata una leggera diminuzione a 3,28 milioni di tonnellate per la produzione di grano tenero,mentre ha invece tenuto a 3,9 milioni la produzione di grano duro,ed é in aumento a 7,47 milioni quella di mais.Stime più caute per la produzione di semi oleosi,anche se Copa e Cogeca hanno annunciato per la colza un raccolto quasi da record a 22,18 milioni di tonnellate. In generale,quindi,le stime di produzione per i seminativi sono rassicuranti non solo per l’approvvigionamento del mercato comunitario,ma anche per alimentare,l’export europeo di materie prime che si sta espandendo verso i Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa.

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Il Friuli Venezia Giulia alla Settimana europea dell’energia sostenibile ha fatto scuola con la presentazione del progetto Rengov,che mira a tagliare del 35% i costi nella bolletta elettrica fra produttori e utenti.

Il Friuli Venezia Giulia alla Settimana europea dell’energia sostenibile ha fatto scuola con la presentazione del progetto Rengov,che mira a tagliare del 35% i costi nella bolletta elettrica fra produttori e utenti.”Si sta di fatto preparando un business plan che la Regione potrà usare per prendere delle decisioni,che simula una gestione intelligente e innovativa,a livello locale,delle energie rinnovabili”,ha dichiarato Sergio Olivero,Responsabile dell’Area di Ricerca su Energia e Sicurezza di Siti, l’Istituto superiore sui Sistemi Territoriali e l’Innovazione,incaricato dell’attuazione di Rengov.Il progetto,partito nel 2013,è un’iniziativa finanziata dalla Regione tramite la società finanziaria Friuli Spa e Bic Incubation, un incubatore di imprese di Trieste.”Si lavora e si è lavorato,sulla creazione di valore per le comunità locali,basata su energie rinnovabili,accumulo energetico e tecnologie intelligenti”,ha continuato Oliviero. Rengov ha individuato cinque cluster sul territorio,che mettono in rete gruppi di impianti di energia verde (fotovoltaico, idroelettrico e biomassa).“Abbiamo in particolare scelto come cluster Ezit,l’area industriale di Trieste,come territorio dove sperimentare quello che si può già fare con una gestione innovativa dell’energia fra produttori e consumatori,nel rispetto della normativa,che può portare a creare nuove Pmi e posti verdi…in autunno si chiuderà la prima fase del progetto e sarà poi la Regione a decidere come usare questi strumenti e a comunicare le cifre,di costi e benefici”,ha concluso il Responsabile dell’Area di ricerca.

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In seguito al piano per l’industria della difesa europea,presentato lo scorso Luglio,oggi arriva la roadmap delle azioni per rafforzare concretamente il settore.

In seguito al piano per l’industria della difesa europea,presentato lo scorso Luglio,oggi arriva la roadmap delle azioni per rafforzare concretamente il settore.Bruxelles ha presentato una tabella di marcia con le misure per promuovere il mercato unico della difesa e una maggiore competitività e per potenziare le sinergie tra ricerca civile e militare per la tecnologia a doppio uso.La roadmap europea delinea,nel dettaglio,le tappe per arrivare ad un regime globale di sicurezza dell’approvvigionamento a livello europeo,orientamenti pratici per autorità regionali e imprese mirati ad aiutarle ad utilizzare i fondi europei,più una azione preparatoria per verificare il valore aggiunto del contributo dell’Unione europea alla ricerca nel settore della difesa a sostegno della politica di sicurezza e di difesa comune (Psdc).“L’industria europea della difesa continui ad essere un centro di riferimento a livello mondiale per la fabbricazione e l’innovazione,creando posti di lavoro altamente qualificati e promuovendo la crescita”,ha dichiarato il Vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani.”Nonostante la difesa resti in primo luogo una competenza nazionale,si potrebbe fare di più per promuovere la cooperazione europea”,ha evidenziato il Commissario al Mercato Interno Michel Barnier,che ha assicurato che Bruxelles contribuirà a questo impegno,in particolare rafforzando il mercato unico della difesa e promuovendo la competitività dell’industria nella stessa.Il settore ha avuto un volume d’affari pari a 96 miliardi di Euro nel solo 2012,occupa circa 400mila persone e genera fino ad altri 960mila posti di lavoro indiretti.La ricerca di punta,in questo ambito,ha prodotto effetti indiretti in altri settori, quali l’elettronica,l’aviazione spaziale e civile.

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L’Unione europea é diventata il maggiore esportatore di prodotti agricoli e alimentari al mondo.

L’Unione europea é diventata il maggiore esportatore di prodotti agricoli e alimentari al mondo. Questo è quanto affermato da un rapporto di Bruxelles,in cui si precisa che nel 2013 le esportazioni agroalimentari dell’Unione europea hanno continuato a crescere,raggiungendo il valore di 120 miliardi di Euro e ponendo l’Ue al primo posto nell’esportazione agroalimentare mondiale. Allo stesso tempo,le importazioni sono rimaste praticamente stabili,tanto che il saldo commerciale ha registrato un avanzo pari a 18,5 miliardi di Euro. E’ da notare che,mentre l’Unione europea esporta prodotti finiti ad alto valore aggiunto,la crescita delle esportazioni avvenuta nel 2013 può essere in gran parte attribuita alle materie prime,in particolare grano e orzo, con una forte espansione delle vendite verso i Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa. Nel complesso,la relazione ha evidenziato che la crescita più veloce sulle esportazioni di prodotti agricoli dell’Unione europea,ha riguardato la Cina e l’Arabia Saudita,anche se gli Stati Uniti continuano ad essere la destinazione più importante per le eccellenze agroalimentari comunitarie.

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Come migliorare la fornitura di acqua potabile,rendendola sicura e di buona qualità…questo il senso della consultazione pubblica sull’acqua potabile lanciata da Bruxelles.

Come migliorare la fornitura di acqua potabile,rendendola sicura e di buona qualità…questo il senso della consultazione pubblica sull’acqua potabile lanciata da Bruxelles,al fine di identificare le aree suscettibili di miglioramento.”La conclusione di questa prima iniziativa,promossa dai cittadini europei,ovvero la presentazione da parte della Commissione della sua strategia di risposta,costituisce in realtà solo il punto di partenza del processo”,ha dichiarato il Commissario europeo agli Affari Istituzionali Maros Sefcovic,evidenziando che ciò costituisce un ulteriore prova dell’impatto effettivo che un iniziativa dei cittadini può avere sul processo decisionale europeo. La consultazione sarà aperta fino al 15 Settembre 2014 e i risultati confluiranno in un processo di riflessione sui miglioramenti alla direttiva europea sull’acqua potabile.”Bisogna inoltre considerare le sfide future e affrontare i problemi segnalati dall’iniziativa dei cittadini europei”,ha evidenziato il Commissario europeo all’Ambiente Janez Potocnik…e ciò significa proseguire il dialogo con i cittadini e ascoltare le aspettative dei consumatori e delle altre parti interessate sulla futura normativa europea sull’acqua potabile”,ha continuato. Le questioni riguardano problematiche quali l’attuale livello di qualità dell’acqua potabile, le principali minacce, le esigenze di informazione dei cittadini e le eventuali azioni ulteriori che potrebbero essere adottate a livello europeo.

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Sono in arrivo fondi europei per le Regioni italiane destinati alla cooperazione territoriale.

Sono in arrivo fondi europei per le Regioni italiane destinati alla cooperazione territoriale,per un ammontare complessivo di sostegno del Fondo europeo di Sviluppo Regionale in vari programmi,di circa 2,2 miliardi di Euro,per il periodo 2014-2020. La torta più consistente,da quasi un miliardo di Euro,è quella della cooperazione transfrontaliera del programma Interreg,che le Regioni italiane interessate spartiranno con i territori vicini in Grecia, 104.700.362 Euro,Francia 169.702.411 Euro per il programma Interreg Maritime e 198.876.285 per Interreg ALCOTRA,Svizzera 100.221.466 Euro,Slovenia 77.929.954 Euro,Malta 43.952.171 Euro,Croazia 201.357.220 Euro,Austria 82.238.866 Euro,per un totale di circa 978 milioni di Euro. Il programma europeo Interreg di Cooperazione Transnazionale invece assegnerà fondi di sviluppo regionale a progetti che promuovano strategie coordinate con una dimensione extra-europea,come quelli su reti di ricerca e corridoi di comunicazione,che interessano anche diversi Stati terzi. Su tale fronte le Regioni italiane saranno impegnate in diverse aree,per un totale di circa 671 milioni di Euro:”Adriatico-Mar Ionio 83.467.729 Euro,Alpina 116.635.466 Euro,Europa centrale 246.581.112 Euro,Mediterraneo 224.322.525 Euro. A tali programmi aggiungeranno inoltre quelli di cooperazione interregionale (Interreg Europe, Interact, Urbact e Espon),che coinvolgono tutti e 28 gli Stati membri con Svizzera e Norvegia,per un totale di oltre mezzo miliardo di Euro di contributi europei. L’Italia potrà infine contare,inoltre,su un ulteriore sostegno del Fondo europeo di Sviluppo Regionale di quasi 40 milioni di Euro,per i Programmi Transfrontalieri di Cooperazione nell’ambito dell’assistenza pre-adesione (Ipa) ai Paesi candidati all’adesione all’Unione europea,Islanda, Montenegro, Serbia, ex Repubblica jugoslava di Macedonia e Turchia.

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L’Ecofin ha concesso il suo via libera alla revisione della direttiva sulle sussidiarie.

L’Ecofin ha concesso il suo via libera alla revisione della direttiva sulle sussidiarie,che assesta un altro colpo alle multinazionali con pratiche fiscali giudicate aggressive dall’Unione europea.Il fine    della nuova direttiva è quello di impedire che il trasferimento di profitti tra Aziende e loro filiali in altri Paesi venga utilizzato per evadere il fisco in più Stati. L’intervento ha come scopo quello di evitare una pratica diffusa,specie tra le grandi Aziende che operano in più Paesi e che sfruttano le falle del sistema europeo composto da 28 legislazioni diverse per eludere il fisco. Questa direttiva è stata originariamente concepita per prevenire società dello stesso gruppo,con base in diversi Stati, dall’essere tassate due volte. Alcune Aziende,però, hanno sfruttato le regole europee e le differenze nella tassazione tra gli Stati per evitare di pagare le tasse “Tout court”. Le nuove regole colmano le lacune della vecchia direttiva,facendo in modo che i “prestiti ibridi” non possano beneficiare di esoneri fiscali.Gli Stati avranno fino al 31 Dicembre per trasporre la direttiva nella legislazione nazionale.

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Il nostro è uno dei Paesi più virtuosi d’Europa quanto a recepimento delle Raccomandazioni Specifiche per Paese (Csr),ma vi sono ombre su alcune politiche chiave.

Il nostro è uno dei Paesi più virtuosi d’Europa quanto a recepimento delle Raccomandazioni Specifiche per Paese (Csr),ma vi sono ombre su alcune politiche chiave. Questo è quanto dimostra uno studio del Parlamento europeo,che valutando le Csr 2011 e 2012 della Commissione,rileva come l’Italia sia sesta nell’Unione europea per piena implementazione,ed anche il Paese che quantitativamente ignora di meno le richieste di Bruxelles ma,ad esempio, non ha fatto nulla contro il sommerso,per ridurre l’esenzione fiscale e semplificare il fisco. Lo studio,firmato da un economista della Direzione Generale per le Politiche Interne dell’Unione del Parlamento europeo e preparato a supporto dei parlamentari della Commissione Econ,riassume la valutazione della messa in atto delle Crs con un sistema a semaforo. Le categorie sono tre:”Verde per la piena implementazione,giallo per il serio lavoro in corso e rosso per il non implementato”.Lo stesso,di complessive 123 pagine di cui 6 dedicate all’Italia,si fonda sulle valutazioni pubblicate dai governi nazionali,dall’Ocse, dal Fmi, della Commissione europea,tenendo in considerazione anche dei dati di Eurostat. Dalla tabella riassuntiva complessiva emerge che il tasso di messa in atto delle Crs 2011 e 2012 è stato basso:”18% di verde, 39% di giallo e 43% di rosso”,con il nostro Paese ben sopra la media:”23% di verde,30% per le Crs 2011 e 19% per il 2012,60% di giallo,60% e 59% e appena il 17% di rosso,10% e 22%. Visionando ciò che ci riguarda ci si rende conto che il consolidamento di bilancio nel 2001 e 2012 per assicurare la correzione del deficit eccessivo e così via,ha portato il l’alto tasso di debito pubblico su un cammino di riduzione. A fronte di una quarantina di voti verdi,o gialli,lo studio inoltre rileva sette punti in cui l’Italia non ha fatto nulla:”Dal migliorare l’accesso agli strumenti per il finanziamento delle Pmi e dell’innovazione,al prendere misure per ridurre l’abbandono scolastico anticipato e il tasso di abbandono universitario,dal non concedere incentivi finanziari per la seconda fonte di reddito famigliare,a migliorare le condizioni per il venture capital e promuovere meccanismi alternativi per la risoluzione delle dispute”.Vengono poi marcate,tutte in rosso,le raccomandazioni del 2012 per procedere contro il sommerso e il lavoro in nero,ad esempio,aumentando verifiche e controlli,prendere misure per ridurre l’esenzione fiscale e la gamma dei tassi ridotti dell’Iva e per la semplificazione del codice tributario.

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Nel mese in corso è rimasta stabile la fiducia dei consumatori nell’Eurozona e nell’Unione europea nel suo complesso.

Nel mese in corso è rimasta stabile la fiducia dei consumatori nell’Eurozona e nell’Unione europea nel suo complesso. In base alla stima flash della Direzione Generale Affari Economici della Commissione europea,l’indice è stato per i 18 Stati di -0,3 punti rispetto a Maggio,per arrivare a -7,4 e di -0,2 assestandosi a -4,3 per i 28 Stati.

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Unione europea/Usa:”Senza le indicazioni geografiche non ci sarà un accordo Ttip”.

“Esattamente come gli americani,quando affermano che non ci sarà un accordo per la liberalizzazione del commercio Ue/Usa senza un capitolo agricolo,ho chiaramente evidenziato che da parte dell’Unione europea non ci sarà un accordo Ttip senza le indicazioni geografiche”. Questo è quanto dichiarato dal Commissario europeo all’Agricoltura Dacian Ciolos,che ad inizio settimana ha incontrato a Bruxelles il Segretario di Stato all’Agricoltura Usa, Tom Vilsack. ”Qualora si volesse avanzare verso un accordo Ttip bisognerebbe avere un approccio pragmatico e cominciare a discutere di elementi concreti,smettendola di tenere delle posizioni ironiche nei confronti delle indicazioni geografiche,senza sapere di cosa si tratta…non si può accettare inoltre che negli Usa si utilizzi impropriamente,ad esempio,il termine Parmigiano con accanto la bandiera italiana,o il termine Feta,accompagnato dalla bandiera greca e così via…spero che politicamente il messaggio sia passato…lo ripeto,non si può avanzare senza un accordo sulle indicazioni geografiche…non ci sarà liberalizzazione nei settori sensibili,come ad esempio quello delle carni,qualora la situazione restasse la medesima…gli europei inoltre non vogliono delle carni agli ormoni e non vedo perché dovremmo fare delle concessioni su questo,non vogliono neppure gli steroidi come la ractopamina, o gli Ogm…abbiamo regole chiare e non prevediamo di ridurre i nostri standard…ritengo,in conclusione,di aver messo dei limiti chiari nei quali negoziare”,ha concluso il Commissario.

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